| Modello | Anno | Tipo | Note | Listino | Quotazione |
| 250 Ti | 1991 | diffusore 4 vie | reflex | 3.600 | 1.700 |
| 4301 Broadcast Monitor | 1978 | diffusore 2 vie | reflex | 600 | 320 |
| 4310 | 1972 | diffusore 3 vie | reflex | 240 | 440 |
| 4311 WX Control Monitor | 1969 | diffusore 3 vie | reflex | 295 | 750 |
| 4312 WX Control Monitor | 1980 | diffusore 3 vie | reflex | 1.000 | 700 |
| 4315 WX Studio Monitor | 1978 | diffusore 4 vie | reflex | 1.440 | 1.600 |
| 4319 Studio Monitor | 2010 | diffusore 3 vie | reflex | 3.600 | 2.000 |
| 4320 WX Studio Monitor | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 500 | 1.700 |
| 4331 WX Studio Monitor | 1974 | diffusore 2 vie | reflex | 710 | 2.500 |
| 4333 WX Studio Monitor | 1974 | diffusore 3 vie | reflex | 815 | 3.000 |
| 4341 WX Studio Monitor | 1974 | diffusore 4 vie | reflex | 1.100 | 3.500 |
| 4343 WX Studio Monitor | 1978 | diffusore 4 vie | reflex | 2.150 | 4.200 |
| 4350 WX Studio Monitor | 1974 | diffusore 4 vie | reflex | 1.530 | 6.000 |
| 4425 | 1991 | diffusore 2 vie | reflex | 2.800 | 1.500 |
| 4430 | 1985 | diffusore 2 vie | reflex | 4.350 | 2.400 |
| 4430 | 1991 | diffusore 2 vie | reflex | 4.800 | 2.700 |
| 4435 | 1985 | diffusore 2 vie | reflex | 5.700 | 3.000 |
| 4435 | 1991 | diffusore 2 vie | reflex | 6.300 | 3.500 |
| 508 Olympus | 1972 | diffusore 3 vie | reflex passivo | 880 | 1.400 |
| 6233 | 1976 | finale | 200x2W | 830 | 300 |
| Array 1000 | 2006 | diffusore 3 vie | reflex | 8.780 | 4.200 |
| Array 1400 | 2006 | diffusore 3 vie | reflex | 11.000 | 5.200 |
| Array 800 | 2006 | diffusore 3 vie | reflex | 6.580 | 3.200 |
| Everest DD6600 | 2008 | diffusore 3 vie | reflex | 66.000 | 27.000 |
| Hartsfield | 1955 | diffusore 2 vie | reflex | N.D. | 5.000 |
| K2 S4800 | 2006 | diffusore 3 vie | reflex | 17.600 | 7.000 |
| L100 Century | 1969 | diffusore 3 vie | reflex | 260 | 700 |
| L150 | 1980 | diffusore 3 vie | reflex passivo | 1.560 | 1.200 |
| L150A | 1982 | diffusore 3 vie | reflex passivo | 1.560 | 1.000 |
| L16 Decade | 1974 | diffusore 2 vie | reflex | 130 | 180 |
| L166 Horizon | 1976 | diffusore 3 vie | reflex | 440 | 550 |
| L200 Studio Master | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 540 | 1.800 |
| L212 | 1978 | diffusore 4 vie | reflex | 1.000 | 1.400 |
| L220 | 1978 | diffusore 3 vie | reflex passivo | 785 | 1.600 |
| L25 Prima | 1974 | diffusore 2 vie | reflex | 155 | 150 |
| L250 | 1982 | diffusore 3 vie | reflex | 2.720 | 2.000 |
| L26 Decade | 1974 | diffusore 2 vie | reflex | 155 | 280 |
| L300 Summit | 1973 | diffusore 4 vie | reflex | 800 | 3.200 |
| L36 | 1974 | diffusore 3 vie | reflex | 200 | 400 |
| L45 Flair | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 460 | 800 |
| L55 Lancer | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 260 | 600 |
| L65 Jubal | 1974 | diffusore 3 vie | reflex | 420 | 1.000 |
| L88 Nova | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 180 | 200 |
| Paragon | 1958 | diffusore 3 vie | reflex | N.D. | 7.000 |
| S109 Aquarius | 1972 | diffusore 2 vie | reflex | 180 | 400 |
| Ti 10K | 1999 | diffusore 4 vie | reflex | 3.770 | 1.600 |
| Ti 6K | 1999 | diffusore 3 vie | reflex | 2.910 | 1.200 |
Questo Blog nasce dalla voglia di condividere una passione con altri utenti; è aperto a tutti ed usufruirà della collaborazione di Autori ben più esperti e conosciuti rispetto a chi state leggendo...; ma vi scriveranno anche nomi sconosciuti, ma non per questo meno attendibili nelle valutazioni. Dimenticavo: questo Blog tratta di Musica ed impianti di riproduzione musicali, ma non disdegnerà certamente argomenti di costume che abbiano a che fare in qualche maniera con il mondo della Musica.
mercoledì 13 aprile 2016
Quotazioni JBL
giovedì 17 marzo 2016
Sonus Faber Electa Amator I° serie
Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa su questi famosi diffusori da stand che oramai possiedo da circa tre anni (credo sia il record di maggior permanenza a casa mia di un diffusore hifi). Come molti audiofili, credo di essere abbastanza bravo a sparare critiche e giudizi (anche su oggetti che conosciamo poco o per niente), nei vari forum, ma quando poi si tratta di scrivere per davvero delle impressioni di ascolto con stile giornalistico, le cose si fanno assai complicate. Non amo peraltro molto le enfatizzazioni, soprattutto se espresse per iscritto, quindi vi eviterò frasi del tipo: “capolavori di ebanisteria”, oppure “diffusori creati dal genio di Franco Serblin” oppure “diffusori dell’età d’oro della Sonus Faber”.
Sono sempre stato affascinato dai
diffusori da stand. Ne riconosco ovviamente i limiti (fisici) legati alle
dimensioni contenute ma, vuoi perché ho una stanza di ascolto relativamente
piccola e con una fastidiosa risonanza alle basse frequenze o vuoi perché la
capacità dei diffusori mini di ricreare un palcoscenico virtuale assai
credibile e svincolato dai diffusori stessi, mi ha sempre intrigato, ho sempre
preferito questi ai diffusori da pavimento.
Le EA1 sono state prodotte e
commercializzate agli inizi degli anni ’90; i modelli in circolazione hanno
quindi più di 20 anni. Detto questo, chiariamo subito una cosa: sebbene
guardando un po’ in rete, le EA1 siano considerati diffusori dal suono un po’
“ruffiano” e creati ad hoc per un ascolto domestico un po’ piacione, questi
sono in realtà diffusori monitor a tutti gli effetti, si molto raffinati, si un
po’ “patinati” e molto musicali, ma pur sempre monitor, in quanto permettono di
percepire minime variazioni all’interno della catena che le pilota. Da anni
faccio da “orecchio” per un caro amico autocostruttore, per cui ho spesso
testato materiali (in primis condensatori), nonchè variazioni circuitali (sia
sul segnale che sull’alimentazione) del mio preamplificatore a valvole, ebbene:
le EA1 sono sempre state in grado di evidenziare le differenze tra le varie soluzioni
provate. Se vogliamo, avendole possedute, le EA1 sono comunque agli antipodi di
un altro grande diffusore (questo si) realmente monitor, le Avalon Mixing
Monitor. Ebbene queste ultime hanno un suono altrettanto performante, ma di
impostazione molto più asciutta e “asettica”. Dove insomma le EA1 riproducono
musica, le MM sono degli ottimi strumenti di misura.
Altra caratteristica fondamentale delle
EA1: sono diffusori maestosi, termine questo inteso nel senso che possono
creare un fronte sonoro piuttosto ampio e soddisfacente, con un basso
relativamente profondo e con una pressione sonora non trascurabile. Ascoltare
una incisione della Reference Recording con le EA1, può dare appagamento non
solo mentale ma anche fisico, viste le pressioni sonore che si possono comunque
raggiungere.
Sfatiamo un altro mito: le EA1, non
necessariamente richiedono elevati wattaggi per essere ben pilotate. Sono
talmente raffinati e duttili che semplicemente restituiscono in termini di onde
acustiche quanto di buono (o di cattivo) gli arriva da un punto di vista di
segnale elettrico. Per anni ho pilotato le EA1 con un finale monotriodo con
valvole 300B (di derivazione artigianale), con enorme appagamento personale e
piacere di ascolto e ovviamente qualche limite.
Il suddetto finale è stato attualmente
affiancato da un “vecchio” (solo anagraficamente parlando) ML 23.5, con
risultati oserei dire incredibili in termini di ricostruzione dell’immagine
sonora e della dinamica. Dove però le EA1 eccellono è nella riproduzione delle
voci femminili, sempre terse e delicatissime e degli strumenti ad arco (qui si
ringraziamo il progettista per aver deciso di utilizzare il famoso tweeter
Dynaudio della serie Esotar).
Difetti? Si forse uno, come dicevo
prima, complice forse un limite della mia sala di ascolto, la gamma bassa può talvolta
risultare enfatizzata fin quasi alla ridondanza, ciò avviene soprattutto con alcune
registrazioni effettuate con un discreto effetto loudness.
Un consiglio, se ne avete la
possibilità, acquistatele con i loro stand dedicati in legno con base in
pietra, assai belli. Non chiedetemi perché, non saprei spiegarlo a parole, ma questi stand “suonano”
assai meglio di altri stand metallici seppur di buona qualità. La resa del
palcoscenico virtuale è ancora più credibile e la riproduzione della
musica risulta oltremodo
piacevole. Inoltre gli stessi stand, essendo regolabili in altezza vi
permetteranno di trovare il vostro giusto set-up.
Una parola sul posizionamento che
secondo me non presenta particolari difficoltà tranne che rispetto alla parete
di fondo. Infatti le EA1, essendo un reflex posteriore, vanno posizionate ad
almeno 100-120 cm dalla parete di fondo stessa (io le tengo a 120 cm).
Lateralmente, per i limiti della mia stanza (larga 380 cm), non posso
stringerle oltre i 40 cm per parte. L’inclinazione migliore è secondo me quella diretta verso il punto di
ascolto, ma si possono ottenere buoni risultati in termini di immagine sonora
anche inclinandole un po’ di più (qualche cm davanti al punto di ascolto stesso
quindi). Con questi semplici accorgimenti sarete in grado di riprodurre una
scena sonora stabile e credibile sia in larghezza, sia (cosa più difficile) per
quando riguarda i piani sonori in profondità.
Un ultimo consiglio: dato che il
tweeter Esotar è costruito con la tecnica a “ferro-fluido”, qualora entriate in
possesso di una coppia di EA1 che sono state a lungo ferme senza suonare,
fatele lavorare per almeno una settimana, che all’inizio suoneranno chiuse e
ovattate.
In conclusione, nonostante in rete si
leggano anche critiche feroci in merito alle EA1, fino a considerarli diffusori con intrinseci
errori di progettazione, nella mia esperienza non posso che aggiungermi al coro
degli estimatori, per la loro grande capacità di creare musica e perché il loro
prezzo nel mercato dell’usato è oramai piuttosto conveniente (1500-2000 euro).
Dott.Roberto Rocchi
Dott.Roberto Rocchi
martedì 9 febbraio 2016
La mia esperienza con i planari
Fin da ragazzino,questo tipo di diffusori mi ha sempre affascinato;vuoi per l'estetica tanto diversa da quelli tradizionali,vuoi per il loro suono,eccezionale a parere di molti.
Sulle pagine dell'allora rivista Stereo,c'era una pubblicità di Martin Logan,che riportava tra le caratteristiche dei suoi diffusori,il fatto di avere un rivestimento conduttivo della membrana elettrostatica,dello spessore di 20 atomi...
No dico:VENTI ATOMI!!!
Rimasero un sogno,questi diffusori e ricordo che da adolescente,quando partecipavo a giochi di ruolo "fantasy" con gli amici,il nome che scelsi per il mio personaggio,fu proprio Martin Logan!
Molti anni dopo,sono riuscito ad ascoltarli dal mitico Marco Natali a Monsummano;una meta che per noi audiofili toscani (ma non solo) è praticamente obbligatoria.
Il loro suono era diverso dagli altri,aveva una nitidezza,un dettaglio ed una capacità di ricostruire la scena sonora,semplicemente spettacolare!
Rimasero un sogno nel cassetto ancora per un pò,ma un giorno,dopo non pochi sacrifici,finalmente riuscii ad averle!
Ricordo ancora con commozione quando partii da casa con il furgone di mio padre,dirigendomi verso Monsummano per andarle a prendere.
Erano le Martin Logan Ascent i.
Con loro ho convissuto per più di sei anni ed hanno visto numerose amplificazioni e sorgenti.
Questi diffusori erano di dimensioni importanti,alti un metro e sessantadue,larghi trentadue centimetri e profondi cinquantasei.La loro forma,però,era tale da potersi inserire in ambiente senza troppi traumi,avendo la parte superiore destinata alla membrana elettrostatica,la caratteristica di essere semitrasparente e quindi poco invasiva.Le Martin Logan,difatti,sono tra le "casse" ad avere il più alto WAF in assoluto...
Il loro suono era bellissimo,dettagliato,ma con una fatica di ascolto inesistente.Le ascoltavo con le valvole di un Audio research VS110,che riusciva a pilotarle;ma l'unica cosa che non riusciva a fare a dovere,era il controllo del basso...
Passai ai mono VM220,che andavano decisamente meglio, e d'inverno non c'era nemmeno da accendere il riscaldamento,vista la cospicua dose di calore emessa da ben 16 valvole 6550 di cui erano provvisti tali finali.
Però ancora mancava qualcosa...
Provai con un finale di un mio amico,un Krell KSA150B,macchina un pò datata,ma sempre valida.
Ecco:con questo,si sistemava la situazione del basso,anche se sul medio alto non si aveva più la dolcezza delle valvole degli Audio research...
E' mio parere quindi,che questi diffusori amino ingenti quantità di corrente (e di qualità),per funzionare alla grande.
Il loro posizionamento,deve poterle vedere distanziate dalla parete posteriore di almeno un metro,(se è di più è meglio).Sono diffusori elettrostatici e come tali,emettono anche nella parte posteriore,avendo un emissione a "dipolo".La parte di suono che esce da dietro i diffusori,a seconda della distanza dalla parete di fondo,può sommarsi con l'emissione anteriore,"rinforzandolo".
Sono sensibili ai piccoli spostamenti,anche pochi centimetri possono bastare per cambiare in meglio o in peggio il suono;ma quando si riesce a farli suonare,danno grandi soddisfazioni!
La dinamica,cioè l'intervallo tra il più piccolo e il più grande suono riproducibile,è dirompente e anche la capacità di "volume" è notevole,permettendo di suonare a livelli realistici sia con il rock che con la grande orchestra.
L'unica cosa che alla lunga può portare a desiderare qualcosa di diverso è il leggero scollamento tra il basso, emesso da un'altoparlante tradizionale e la cella elettrostatica,dotata di ben altra velocità.
Nelle ultime versioni prodotte da Martin Logan,si è cercato sempre di migliorare questa caratteristica,andando via via a cercare di velocizzare la gamma bassa con altoparlanti più performanti e con un'amplificazione interna dedicata.
All'epoca le Ascent i costavano 6750 euro,adesso si trovano sui 2000/2500 a seconda delle condizioni e della presenza degli imballi ed accessori.Le consiglio...ma con stanza di almeno 4X5mt. e 100 (ottimi) watt a stato solido e con grande erogazione di corrente.
Ma adesso passiamo oltre...Magneplanar.
Anche questi diffusori mi hanno sempre affascinato,ma il processo è stato inverso,rispetto al mio amore per Martin Logan.
Già,perchè questi,prima li ho ascoltati,poi sono andato alla loro scoperta!
Fu al negozio Dimensione Suono di Lucca moltissimi anni fa,loro erano le MG10,un modello piccolo della Magneplanar e il disco era Unplugged di Eric Clapton.
Ecco:io una chitarra acustica riprodotta in quel modo divino,non l'avevo mai sentita...
Ma era tutto lo spettro audio riprodotto da questi diffusori,ad essere puro spettacolo!
Anche quà,il sogno è rimasto tale per molto tempo,ma un giorno di pochi anni fa,finalmente,complice anche l'ottimo prezzo a cui il proprietario le vendeva,riuscii ad entrare in possesso di una coppia di meravigliose MG2.7QR.
La loro estetica è piuttosto elegante,e anche se non hanno l'altoparlante semitrasparente come le Martin Logan,il loro inserimento in ambiente non è dei più traumatici,essendo una specie di "porta"(sia come dimensioni,che come peso) rifinita però in tessuto color crema.
Le Magneplanar,sono diffusori isodinamici,cioè "equivalenti" ad un'altoparlante dinamico come funzionamento,ma dalla diversa realizzazione;infatti,anzichè trovare degli altoparlanti a cono,qui troviamo una membrana piatta del tutto simile a quella degli altoparlanti elettrostatici.Il gruppo magnetico,anzichè essere circolare come negli altoparlanti tradizionali,è distribuiito su molte strisce di magneti "dietro" alla membrana e al posto della bobina,abbiamo una serpentina posizionata "davanti" alla membrana.
Furono inventate da John.Winey più di 40 anni fa,che insoddisfatto delle prestazioni degli altoparlanti elettrostatici di allora,decise di creare qualcosa che ne limitasse gli svantaggi (forte direzionalità,scarso impatto dei bassi) mantenendone i vantaggi (dettaglio e velocità).
Questi diffusori,necessitano delle stesse cure degli elettrostatici,per quanto riguarda il posizionamento,ma hanno un capacità di emettere pressione sonora maggiore,rispetto ai suddetti elettrostatici,o almeno,a quelli del tempo in cui il buon Winey decise di costruire le sue creature.
Nella mia stanza,dopo molte prove,li avevo distanziati di un metro e venti dalla parete di fondo e di una cinquantina di centimetri da quella laterale,non consentendomi la dimensione della mia sala di distanziarli di più.
Il punto di ascolto era situato a circa 2.5 metri con i diffusori paralleli alla parete di fondo.
Il suono era bellissimo,mai avevo ascoltato così bene!
La profondità scenica era da capogiro,la trasparenza,cioè la capacità di discernere con precisione i vari piani sonori,era qualcosa di magico.Le voci venivano riprodotte con una naturalezza disarmante e il basso era velocissimo,pulito,senza code e con un punch niente male.Certo,non si può pretendere un basso alla monitor Jbl,ma la qualità e la pulizia che ha,mettono in secondo piano il minor punch;che comunque risulta adeguato anche per il rock più impegnativo.
Sebbene alcuni dicano che le Magneplanar vadano bene anche con poca potenza,io ritengo che invece, esse amino i buoni Watt con tutto il cuore.Molti esperimenti ho fatto e c'è da dire che suonano anche con 35 Watt di un vecchio finale Dynaco,ma la dinamica te la sogni...
Con lo Spectral DMA150 invece,era una goduria assoluta!L'unica cosa che può dare qualche problema con questo abbinamento,è che gli Spectral non amano i carichi capacitivi e con certe Magneplanar (con le mie non è mai successo,ma con le 1.7 e le 20.7 sì...) l'amplificatore può andare in protezione.
Diffusori di tale larghezza,però,necessitano di ambienti in cui si possano distanziare bene dalla parete laterale.
La scena a volte,si presenta un pò a "teatrino"cioè quando ci sono degli strumenti molto lateralizzati,essi tendono ad essere proiettati in avanti,anzichè rimanere dietro al diffusore.Ho avuto modo di ascoltare in casa mia anche le imponenti 20.7,diffusori magnifici,dotati di tweeter a nastro e alti oltre due metri,ma bisognosi di stanze di dimensioni ragguardevoli, per raggiungere le fantastiche prestazioni di cui sono capaci.
E' mio parere, che le Magneplanar più a misura di audiofilo medio,come rapporto qualità/prezzo,siano le 1.7,diffusori di dimensioni ancora umane,con una buona capacità di volume e una minor difficoltà di inserimento in ambiente.Con 3300 euro,che è il costo di tali diffusori,penso che concorrenti in grado di impensierirli ne esistano ben pochi,anche di costo multiplo...
Ed eccoci alle Quad ESL989...
Mi era rimasto stampato in mente,quell'ascolto fatto da Dolfi a Firenze nel lontano 1996(all'epoca in cui facevo il servizio militare in questa città),delle Quad ESL63.
La velocità di questi diffusori e la nitidezza,unita ad una coerenza su tutto lo spettro da capogiro,erano semplicemente sconosciute ai diffusori tradizionali.Rimasi ipnotizzato da tanto realismo,da tanta magia...
Ci sono voluti 17 anni per entrare finalmente in possesso di due Quad,precisamente le ESL989.
Qui'però, apro una parentesi doverosa.
STATE ATTENTISSIMI QUANDO ACQUISTATE DIFFUSORI ELETTROSTATICI USATI!!!Possibilmente ascoltateli dal proprietario e valutate ad orecchio se le membrane fanno scricchiolii,schiocchi o rumori strani,perchè la riparazione di questi altoparlanti è molto onerosa e se possibile,poi,trasportatele voi stessi a casa vostra!
Purtroppo,i diffusori che acquistai,non per una mancanza di buona fede del proprietario,ma probabilmente per il trasporto criminale che fanno certi corrieri,arrivarono si' integri,ma uno di loro aveva una membrana in corto circuito...
Il proprietario,che subito chiamai,mortificato si offerse di pagare lui stesso la riparazione,che ammontò a ben 860 euro!!!
Considerando la cifra salatissima,concordai di fare a metà con la spesa...
Ma veniamo a loro,le ESL989.
Finalmente ripristinate,presero il posto delle Magneplanar MG2.7QR e di primo acchito,non mi fecero sobbalzare dalla sedia per il loro suono,che era lontano dalle ESL63 che avevo ascoltato anni prima.
Sembrava che ci fosse un pò di nasalità e il basso era un pò lunghetto e melmoso,il suono insomma non era all'altezza della fama che avevano questi diffusori.Sarà il posizionamento?Provo a spostarle di pochi centimetri avanti e le cose cambiano in meglio,adesso sembra che il basso sia più pulito,ma rimane quel cenno di nasalità che non se ne vuole andare...
Proseguo gli ascolti nei giorni successivi,confidando nel rodaggio di cui magari avevano bisogno,essendo state ferme per un pò di tempo a detta del precedente proprietario, e in effetti le cose cambiano ancora in meglio;la nasalità è quasi sparita,ma è solo quando mi metto di tutto punto a posizionarle per bene,che troverò la pace dei sensi e le 989 tireranno fuori,finalmente, tutta la magia di cui sono capaci!
Si',perchè con questi diffusori,bastano pochi centimetri per mandare a quel paese la timbrica i bassi e la scena sonora.
La posizione definitiva,vedeva i diffusori distanziati di ben 1.60mt. dalla parete di fondo e 60cm. da quella laterale (di più non potevo,ahimè...) il punto di ascolto era a 2.70mt. la distanza tra di loro 2mt. circa.
Ecco:adesso quel suono che avevo sentito molti anni prima era tornato di nuovo!
Tutto è ai massimi livelli,le voci sono commoventi per nitidezza e fuoco,i dettagli che si riescono a percepire sono impressionanti,il basso senza nessuna coda,con un'articolazione da paura,e senza nessun tipo di colorazione( dovuta anche alla mancanza del mobile in questo tipo di diffusori) la scena è di una profondità inusitata e solo la larghezza di 67cm. delle 989 ne limita la prestazione sul piano orizzontale,fornendo a volte, ahimè,la scena a teatrino di cui parlavo sopra con le Magneplanar.
Per il resto,l'unico neo che hanno questi diffusori,oltre al fatto di dover disporre di una sala adeguatamente grande,secondo i miei gusti è nella massima SPL riproducibile.
La mancanza totale di colorazioni,di distorsione e di fatica di ascolto,portano ad alzare il volume con facilità e presto si arriva all'intervento delle protezioni delle Quad, che tagliano di 20db il segnale,per prevenire di mandare a pacco le membrane eletrostatiche.E' vero che io a volte suono a livello da giostraio,e che molti riterranno il volume ottenibile dalle Quad più che adeguato,ma il mio parere rimane questo:se suonassero 6db più forte,sarebbero i diffusori perfetti!
Per quanto riguarda le amplificazioni,grandissimi risultati li ottenni tra tutti, con lo Spectral 100s,che pilotava senza indugi le 989,dall'efficienza di soli 86db (ma alle misure anche meno...) fornendo prestazioni incredibili per dettaglio, trasparenza e raffinatezza in generale.
La mancanza però come dicevo prima,di una manciata di db come massima SPL ottenibile,ha fatto si che arrivassi a privarmi di loro,incamminandomi verso altri lidi,ma questa è un'altra storia...
Gabriele Bandiera.
martedì 19 gennaio 2016
Mercatino
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mercoledì 13 gennaio 2016
Pro-Ac Response D80
Ho sempre nutrito
ammirazione per questo marchio che, fin dall'adolescenza, quando acquistavo le
prime riviste del settore, veniva preso come un riferimento con cui gli altri
dovevano misurarsi.
Certo, i diffusori
progettati da Stewart Tyler (il patron della casa) non hanno mai brillato per
il design o le finiture particolarmente lussuose, ma a me sono sempre piaciuti
anche esteticamente,incarnando il significato stesso, secondo me, di
"cassa acustica".
In una ProAc,non troverete
altro che ciò che serve ad una cosa sola:suonare bene.
E tutti i diffusori che ho
avuto modo di ascoltare e in certi casi anche possedere, non hanno mai tradito
le aspettative.
La prima ProAc che ho
acquistato, u una Tablette 2000 Signature, un diffusore che delle Tablette
originali, aveva conservato ben poco, essendo di litraggio ben maggiore,
somigliando più ad un diffusore della serie Response.
Suonavano molto bene, ed
avevano anche il basso! Il suono di questi diffusori era molto analitico, ma
non si arrivava mai al "fastidio", tranne quando si pompava un pò
troppo con il volume, cosa che succede automaticamente, quando un diffusore
suona bene.
Ma il mio sogno erano i
grandi diffusori da pavimento, solo che non avevo la possibilità di inserirli
nella mia stanza d'ascolto, che a quel tempo era camera mia.
Ritornai su ProAc, dopo
varie digressioni, acquistando le Response D2, usate, ad un prezzo talmente
basso, che dovetti acquistarle lo stesso giorno in cui contattai il venditore,
andandole immediatamente a prendere a casa sua...
Ecco:quà si iniziava a
ragionare...
Il suono di questi
diffusori, secondo me, è sensibilmente diverso dalle pur eccellenti Tablette.
Si capisce che in effetti queste ultime avevano una lieve tendenza a strillare,
seppur in maniera "educata".
Le D2 no.
Sono diffusori che non
strillano mai, o meglio, nei miei setup, che vi assicuro hanno visto tutti i
tipi di amplificazione, dalle valvole allo stato solido, non le ho mai sentite
strillare.
Hanno bisogno di un pò di
potenza per esprimersi al meglio, diciamo almeno una cinquantina di (buoni)
Watt, per farle suonare come sanno, come poche, nella loro fascia di prezzo ed
anche oltre.
La gamma media ti lascia
interdetto per pulizia e naturalezza, la gamma alta è piacevolmente estesa,
senza indurimenti, arrivando ad essere "percussiva", ma mai
fastidiosa. Sembra sapersi fermare un'attimo prima che ciò avvenga, conferendo
alla riproduzione un grande senso di veridicità e restituendo tutto il
contenuto armonico delle registrazioni.
La gamma bassa è potente e
articolata, veloce e rotonda, donando spessore e corpo ad ogni tipo di
programma musicale.
La cosa che affascina di
più, però, è la scena.
Essa è sviluppata nelle
tre dimensioni e ogni singolo strumento è messo in luce con dovizia di
particolari. La loro particolarità è che gli esecutori molto lateralizzati,
almeno nel mio ambiente, venivano ricostruiti a lato delle casse, non
"dentro" ad esse,d i modo che le D2 sparivano letteralmente dalla
vista.
Altri cambiamenti, poi,
sono stati fatti, sono passato a Magneplanar, Quad e poi di nuovo a ProAc, con
le mitiche Response 3.5.
Già...le 3.5...diffusori
che hanno contribuito ad elevare il già consolidato prestigio del marchio
inglese.
Sono oggetti di dimensioni
importanti le 3.5, alte circa un metro e trenta, larghe ventisette e profonde
una trentina di centimetri.
I loro altoparlanti erano
un tweeter da ben trenta millimetri e due midwoofer da sedici centimetri,
caratterizzati dal cono semitrasparente.
Avevano un'impedenza di 8
ohm e una sensibilità di 88db. Potenza da 30 a 250 watt.
Tali caratteristiche,
almeno sulla carta, non le rendevano idonee ad amplificazioni mingherline, ma
invece loro, suonavano anche con poca potenza e per gli amanti dei monotriodi,
furono un'oggetto quasi irrinunciabile.
Nel mio ambiente, con
amplificazione Spectral, suonavano alla grande, esibendo una dinamica
mozzafiato e una notevole trasparenza, senza diventare mai fredde.
Le voci, sempre cavallo di
battaglia di ProAc, erano riprodotte con maestria, presenti e definite, senza
predilezione per l'uno o l'altro sesso. L'estremo acuto era dettagliatissimo
senza arrivare ad essere "radiografante".
Il basso, veloce,frenato e
con un'ottimo punch.
Insomma,un grande
diffusore in tutti i sensi, finchè un giorno iniziarono a gracchiare...
Già, perchè pur sempre di
esemplari con quasi venti anni sulle spalle si trattava...
Che fare? Riconarli?
Io, preferii contattare
Sandro Carnovale, di Audiotrader, che me li aveva recapitati a casa e complice
una buona offerta, ritirò le 3.5 e finalmente, sono arrivato a loro...le D80.
Descrizione.
Sono diffusori di
dimensioni importanti, alti 138cm,larghi 25.8 e profondi 38.
Il condotto reflex è
posizionato sotto la base del mobile, e comunica con l'esterno attraverso delle
fresature sui lati dello stesso, avente una base in legno, sotto la quale si
avvitano delle robuste punte in dotazione.
La distanza quindi
dell'accordo reflex verso il pavimento è fissa.
Ogni diffusore monta
cinque altoparlanti,due mid a cupola da due pollici, di fabbricazione Visaton,
un tweeter a cupola morbida da un pollice Vifa e due woofer da otto pollici
dell'inglese Volt.
Ogni altoparlante è
customizzato dal costruttore con un trattamento superficiale,ma suppongo che le
modifiche non finiscano quì...
La loro impedenza nominale
è di 4 Ohm, la risposta in frequenza va da 20Hz a 30Khz e la potenza
raccomandata da 10 a 500 Watt. Sensibilità 91db.
I morsetti sono sdoppiati
per il biwiring, rodiati anzichè dorati, come tradizione del costruttore.
Note di utilizzo.
I diffusori sono stati
distanziati di un paio di metri tra loro, inizialmente scostati un metro e
trenta dalla parete di fondo (per poi arrivare a un metro e sessanta) settantacinque
centimetri da quella laterale e lasciati paralleli.
Questa configurazione non
mi ha convinto, creando una scena troppo sviluppata in larghezza e con il
centro vuoto.
Inclinando i diffusori
verso il punto di ascolto di una quindicina di gradi la scena è pressochè
perfetta, profonda e non più vuota al centro, mantenendo la giusta dimensione
in larghezza.
La distanza del punto di
ascolto è di circa due metri e settanta, in questa configurazione.
Sono diffusori che hanno
bisogno di aria per dare il meglio di se, anche considerate le dimensioni; ma
l'utilizzo di elementi di trattamento ambientale come i Daad e le bass traps
Oudimmo, aiutano non poco nella messa a punto e nel raggiungimento di
prestazioni ottimali.
Le punte sono pressochè
obbligatorie. Ho provato ad ascoltarle inizialmente senza di esse, ed ho
resistito dieci secondi...
I diffusori sono stati
collocati infine, con il tweeter rivolto verso l'interno, donando al suono una
messa a fuoco migliore, secondo me.
Ascolto.
La prima sensazione che ho
avuto è stata:MAMMAMIA!UNA RESPONSE D2 AL QUADRATO!
E questo è un gran
complimento, perchè della D2 ha la stessa capacità di scomparire, nonostante le
dimensioni ben maggiori, e la stessa impostazione sonora; dimostrando che il
progettista ha le idee ben chiare, rispetto al suono che vuole ottenere.
C'è un filo conduttore
insomma nel suono ProAc; ogni modello, via via crescendo, mantiene quel family
sound fatto di grande dinamica, correttezza timbrica, ricostruzione scenica
assolutamente credidile, e soprattutto equilibrio tra tutte le componenti del
suono.
Ho ascoltato le mie D80
con svariate amplificazioni, dai valvolari agli stato solido, e con moltissime
sorgenti e cavi diversi. In tutti i casi,ogni cambiamento fatto, lo si
percepisce immediatamente. Un basso più lungo,una voce meno a fuoco, una scena
meno ampia e così via.
Te lo dicono con gentilezza,
però, non diventano mai inascoltabili, solo peggiorano un pò...
Nel mio attuale impianto,
formato da amplificazione Spectral DMC20S2/DMA100S e sorgente Playback MPD3, il
suono che ho ottenuto è estremamente appagante, in una parola:EQUILIBRATO.
Per la prima volta, dopo
tanti anni, non mi viene da dire: VORREI UN PÒ PIÙ DETTAGLIO, UN PÒ PIÙ
DINAMICA, UNA SCENA PIÙ AMPIA, UNA MIGLIORE MESSA A FUOCO...ecc...ecc...
Il basso è fantastico,
potente ed esteso, con un controllo oserei dire assoluto.
La gamma media è
eccezionale, presente, vivida e soprattutto terribilmente a fuoco, non facendo
rimpiangere quella delle Quad esl 989 che avevo prima (e questo è un'altro gran
complimento...)
Gli alti rifiniscono con
precisione il tutto, contribuendo a dare respiro ad ogni registrazione e
restituendo integralmente il contenuto armonico di ogni programma musicale,
senza mai tuttavia diventare fastidiosi.
La cosa che impressiona,
poi è che nessuna gamma prevale sull'altra, e quà si torna sul famoso
equilibrio di cui parlavo prima...
La velocità di
esecuzione,complice anche l'amplificazione Spectral, è veramente elevata e le
percussioni ad esempio, vengono riprodotte in maniera decisamente emozionante e
veritiera.
Con le voci di Monteverdi
si raggiunge quasi la commozione, tanta è la passionalità con cui sono
riprodotte!
Il sax dell'immenso John
Coltrane in Kind of Blue è quanto di più vero si possa immaginare, fulmineo
negli attacchi e dal timbro perfetto.
Con la musica rock
ovviamente non ci sono problemi, ed ascoltare gli AC/DC ad esempio, è
un'esperienza che lascia il segno.
Risultati eccellenti sono
stati possibili anche collegando un Classic 30 Audio Research, un finale che a
raffinatezza e trasparenza, ha ancora oggi pochi rivali. Nonostante i 30 Watt
di targa, riusciva a pilotare tranquillamente le D80, dimostrando anche la
facilità di pilotaggio di queste ultime.
Risultati invece un pò
deludenti, li ebbi con il fratello più nuovo V70, sempre Audio Research, che
aveva un basso poco controllato ,nonostante la potenza doppia rispetto al
Classic 30...
Conclusioni.
Questi diffusori mi
piacciono molto come si è capito. Hanno tutto e in gran quantità.
Ogni parametro della
riproduzione musicale è su altissimi livelli, dinamica, ricostruzione
prospettica, dettaglio e cosa non secondaria, sono anche assai facili da
pilotare, dando la possibilità di attingere anche ad amplificazioni non
particolarmente potenti.
Certamente ci sono
diffusori anche migliori in certi parametri...alcuni più dettagliati, altri più
dinamici, altri ancora più trasparenti, ma che hanno tutte queste
caratteristiche unite insieme e in gran quantità come le D80, secondo me, ce ne
sono ben pochi...senza badare neanche troppo al prezzo...
Ah...il prezzo! Costavano
circa 13000 euro nuove, adesso si trovano a 5/6000 a seconda delle condizioni e
della presenza di imballi e accessori.
Gabriele
Bandiera.
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